Sto partecipando a un dibattito su graphomania.it, nato da una lezione molto interessante di un corso di scrittura online. La lezione era, nemmeno a dirlo, sui racconti erotici.
Ora, pur non essendo scrittore, anche a me piace scrivere di erotismo e quindi ho voluto dire la mia osservando che «non si scrive per se stessi ma per il lettore. Nel racconto erotico, questo significa che non si scrive per eccitarsi ma per eccitare». Una lettrice invitava giustamente a dare un esempio che giustificasse questa affermazione. Mi permetto di farlo qui in forma più estesa.
Mi sembra dunque che un racconto erotico riuscito debba avere come obiettivo il coinvolgimento del lettore; se necessario, anche la sua eccitazione (non c’è niente di male, anzi...).
Per fare questo, però, chi scrive deve in un certo senso “uscire da sé”. Quando questo non succede (e ho l’impressione che sia un difetto più che altro dei maschi), si ha l’impressione che il racconto descriva quello che l’autore vorrebbe poter vivere. Le proprie fantasie irrealizzate o magari anche inespresse.
Per dirlo in immagini, è come se chi scrive contemplasse il proprio bel pisello che diventa oggetto delle attenzioni di una o più avvenenti comparse. Ma il protagonista è Lui. Una specie di "tutto intorno a te", senza la ricarica Vodafone.
Non è questione di scrittura in prima o terza persona, ma proprio di intenzione, di punto di vista. Credo che il lettore lo avverta e si senta infastidito, come se fosse lo spettatore involontario di una masturbazione.
Quando invece si scrive “per il lettore”, l’autore mette in secondo piano i propri desideri e dà vita a dei personaggi che vivono, amano, godono e soffrono in qualche modo autonomamente. Si crea un mondo, fatto soprattutto di sentimenti, di colori, odori, suoni, persone. In questo mondo avviene magari anche del sesso, ma sempre inserito in un suo contesto. L’autore e il lettore sono lì, fianco a fianco, che assistono. Con una differenza: l’autore sa dove andrà a finire la storia.
Non sono riuscito a fare un esempio concreto, affiancando due testi diversi. Spero però di aver reso l’idea.
Inachis